Marco Pucci

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Multiplex e Megaplex

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In America nascono negli anni ’60 le prime strutture multisala.
Le cattedrali del cinema appaiono vecchie e difficile da riempire (il cinema Roxy di New York era in grado di ospitare quasi 6000 persone).

Per motivi economici il cinema deve cambiare: la sala viene divisa per fare spazio a diversi schermi in modo da diversificare la richiesta di film e attirare più pubblico. Nascono i primi multisala, ovvero strutture che si dividono in due sale tenendo in comune l’atrio principale. La scelta architettonica e logistica di questi nuovi teatri si rivela funzionale. Con più film a disposizione (anche se stiamo parlando solo di due scelte) aumenta l’affluenza del pubblico.

In seguito queste multisale nate dalla ristrutturazione dei vecchi cinema arrivano ad avere anche una decina di schermi e si diffondono in tutto il mondo. Poste all’interno di grandi città sacrificano il vecchio spazio iniziale (ormai divenuto troppo difficile da riempire), ampliano l’offerta dello spettacolo e aumentano gli incassi.

La naturale evoluzione è stata poi la creazione dei multiplex, ovvero edifici appositamente realizzati con un numero non superiore alle dieci sale (in verità questo limite non esiste più, ormai esistono multiplex con dodici o più sale, anche se molto spesso alcune di queste sono piccolissime).

 

 
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Tra le immagini qui sopra è presente il multiplex Arcadia di Melzo. La sua sala principale, chiamata sala Energia, è considerata una tra le migliori in Europa. Con il suo schermo Imax la sala è perfetta per la visione di film 3D.
 

 

Il primo multiplex nasce in America (Kansas City, Missouri) nel 1963 ad opera dell’imprenditore Stanley H. Durwood (1920-1999). Costituito da 4 sale, la principale con una capienza di trecento persone, le altre tre di cento, questo primo muliplex viene costruito all’interno di un centro commerciale.

Caratteristica di questi nuovi spazi sono soprattutto la convivenza dei cinema con attività commerciali. Si crea una nuova struttura fatta di bar, ristoranti, sale giochi che ricreano la piazza di paese dove la gente passa interi fine settimana tra i vari negozi e film. In qualche modo torna la voglia di socializzazione del pubblico presente nei primi anni del cinema. Chiaramente una volta davanti allo schermo tutti stanno in silenzio, lo spazio pubblico è fuori dalla sala, nella sala giochi o nei vari pub a tema che circondano il cinema.
Di solito la struttura di questi luoghi è conforme a tutti i multiplex. Posizionati nelle periferie delle grandi città, queste costruzioni molto spesso sono situate vicino a svincoli autostradali per facilitare l’arrivo da diversi zone limitrofe alla città. Il ritorno in periferia delle sale cinematografica ricorda anche qui i primissimi nickleodeon o gli odeon inglesi che per pagare meno affitto restavano confinati fuori dal centro cittadino.

Nel 1980 viene raggiunto il massimo del numero di sale inserite in un unico edificio, ben quindici come nel caso del Beverly Center Cineplex di Los Angeles (1982). Nasce una nuova definizione per queste enormi strutture, il megaplex. Gli schermi diventano più grandi poiché è possibile realizzare sale con più posti a sedere. I seggiolini diventano quasi poltrone in grado di “trattenere” comodamente lo spettatore per film che molto spesso non hanno più l’interruzione pubblicitari tra i due tempi.

Questa è l’ultima evoluzione della sala cinematografica ad oggi. Megaplex con ventisette sale come l’UGC di Parigi, ventisei schermi come il Westfield Marion (Adelaide, Australia) o l’americano AMC Grand con ventiquattro sale sono alcuni esempi dello sviluppo di questi enormi cinema.

 

 
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Attualmente il problema maggiore delle piccole vecchie sale cinematografiche sono proprio i loro fratelli maggiori. Tra il 2003 e il 2013 quasi settecento sale in Italia hanno chiuso.
Le cause come detto nel capitolo precedente sono dovute a molti fattori, come la televisione (nel prossimo articolo vedremo in dettaglio la lotta tra i due media), le nuove tipologie di svago, la visione in streaming e il downloading, i nuovi supporti e soprattutto i multiplex e i megaplex.

Le piccole sale non possono in alcun modo competere con queste nuove strutture che attirano milioni di persone con i loro negozi, divertimenti, ristoranti, comodità di parcheggio, ecc…

Il “divertimento” delle persone nei weekend avviene sempre più spesso all’interno di questi centri commerciali, che nonostante l’attuale crisi economica, sono sempre pieni di visitatori a passeggio nei lunghi corridoi. Lo “struscio”, comune in tutte le città italiane, avviene anche in questi “non luoghi”.

In questi posti, dove assistiamo a una nuova trasformazione sociale, rimangono in vita anche le vecchie sale giochi, una volta comuni in tutte le città, ormai relegate anche loro in questi complessi commerciali che hanno modificato le abitudini di teenager e famiglie di tutto il mondo.

 

 

 

 

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